Sono andata in cerca dell’etimo di Budino. Perché si è parlato tanto di budini, di gioie gustate e gustose, che andavano dagli ingredienti, ai gradienti (del piacere) e ai graditi dettagli (interno o “buccia”, freddo o caldo, ruspante o San Martino, da affrontare con un affondo di cucchiaio o da ripulire grattando il tegame di cottura, …).
Concordi ci siamo convinte che il budino, quello vero e unico, il Budino per eccellenza, o Sua Eccellenza il Budino, quello, per intenderci, al cioccolato, è dolce assolutamente locale e che quanto di diverso chiamato tale, nient’altro che usurpazione o, al massimo, parola usata in senso improprio che con l’elemento originario nulla ha a che vedere se non forse, e solo per generosa condiscendenza, la consistenza o la forma.
Ed ecco qua l’etimo fortunosamente rinvenuto.
Budino: dall’ing. Pudding, che vale lo stesso e rannodasi all’irl. PUTOG, cimb.POTEN budello (lat. BOTELLUS), perché forse in origine il budino non fu che un sanguinaccio con droghe. – Dolce fatto per lo più di semolino intriso con uova, latte, zucchero, canditi e simili e cotto in forno.
Vedete bene che trattasi di vera vigliaccata, concepita da una mente che, chiaramente mente, forse inconsapevolmente, certo inopportunamente. Di sicuro chi definisce con questi termini il principe dei dolci di piacere non ne ha mai gustato.
Allora ecco una pista nella quale mi sono casualmente imbattuta e che propongo per una etimologia fantastica di “Budino”.
“Ci sono parole che ti piacciono prima di tutto per il loro sapore. Parole col cui significato giochi, immaginandolo, costruendolo a partire da un suono. Dunque, è bene che tu non sia in grado di recitarne una definizione, come farebbe un vocabolario…. Goditi fino in fondo questo gusto infantile di trasgressione e gioco. Invece di essere tradotte, cioè, etimologicamente, portate, come un fardello, saranno inventate, ovvero trovate, come una moneta lungo la strada, dove la strada sei tu. Saranno tue”.
E così, lasciamoci andare alle suggestioni che insinua questa parola: budino. Parola morbida, senza spigoli, che fa espandere consistenza e sapore nella bocca che impasta il suo contenuto passando di vocale in vocale u…i…o... provare per credere!
Budino: da Budda (il nostro dialetto semplifica le doppie) e, dunque, piccolo Budda, per il richiamo al suo ventre tondo nella forma, e al suo sorriso per la soddisfazione che procura.
Chiara