sabato 8 gennaio 2011

Il rognone di Mr. Bloom

Mr. Leopold Bloom mangiava con gran gusto le interiora di animali e di volatili. Gli piaceva la spessa minestra di rigaglie, gozzi piccanti, un cuore ripieno arrosto, fette di fegato impanate e fritte, uova di merluzzo fritte. Più di tutto gli piacevano i rognoni di castrato alla griglia che gli lasciavano nel palato un fine gusto d'urina leggermente aromatica.

I rognoni erano nel suo pensiero mentre si muoveva quietamente per la cucina, sistemando le stoviglie per la colazione di lei sul vassoio ammacc­ato. Luce e aria gelida nella cucina ma fuori una dolce mattina d'estate dappertutto. Gli facevano venire un po' di prurito allo stomaco.

I carboni si arrossavano.

Un’altra fetta di pane e burro: tre, quattro: giusto. Non le piaceva il piatto troppo pieno. Giusto. Lasciò il vassoio, sollevò il bollitore dalla mensola e lo mise di sbieco sul fuoco. Stava lì, grullo e accosciato, col beccuccio sporgente. Tazza di tè fra poco. Bene. Bocca secca. La gatta interita girò attorno a una gamba del tavolo con la coda ritta.

- Mkgnao!

- Oh, sei qui, disse Mr Bloom, distogliendosi dal fuoco.

La gatta rispose miagolando e girò di nuovo interita intorno a una gamba del tavolo, miagolando. Proprio come quando incede impettita sulla mia scrivania. Prr. Grattami la testa. Prr.

Mr. Bloom guardava curioso, gentile, la flessuosa forma nera. Pulita a vedersi: la lucidità del pelo liscio, il bottoncino bianco sotto la radice della coda, i lampeggianti occhi verdi. Si chinò verso di lei, mani sulle ginocchia.

- Latte per la miciolina, disse.

- Mrkgnao! Piagnucolò la gatta.

Li chiamano stupidi. Capiscono quello che si dice meglio di quanto noi no si capisca loro. Capisce tutto quel che vuole. Vendicativa anche. Chi sa che cosa le sembro io. Alto come una torre? No, mi salta benissimo.

(pag.53)

……………………….

Aspettando che il tè fosse pronto, tolse il bollitore dal fuoco e schiacciò la padella sui carboni accesi e stette a guardare il grumo di burro scivolare e struggersi. Mentre scartava il rognone la gatta miagolava famelica contro di lui. Dagli troppa carne e non piglia più topi. Dice che la carne di maiale non la mangiano. Kosher. Toh. Lasciò cadere il foglio sanguinolento per lei e calò il rognone nel burro sciolto frigolante. Pepe. Lo sparse con le dita, torno torno prendendolo dal portauova sbreccato…

Aprendo la porta con una spinta del ginocchio portò dentro e lo posò sulla sedia accanto al capezzale…

(Conversano mentre la moglie Molly mangia…)

..Il cucchiaino cessò di mescolare lo zucchero. Lei guardò fisso davanti a sé, inalando per le narici inarcate.

- C'è odor di bruciato, disse. Hai lasciato qualcosa sul fuoco?

- Il rognone! gridò lui subito.

Si ficcò il libro alla meglio in una tasca interna e, urtando con le dita dei piedi contro la seggetta sgangherata, corse verso l'odore, precipitandosi giù per le scale con gambe di cicogna spaventata. Un fumo pungente si sprigionava da un lato della padella con uno spruzzo iroso. Infilando un dente della forchetta sotto il rognone lo staccò e lo rivoltò sul dorso come una tartaruga. Appena bruciacchiato. Lo fece saltar via dalla padel­la nel piatto e ci fece poi colar sopra il poco sugo marrone.

Tazza di tè ora. Si sedette, si tagliò e imburrò una fetta di pane. Pelò via la carne bruciata e la buttò alla gatta. Poi se ne infilò una forchetta­ta in bocca, masticando con discernimento la carne gustosa ed elastica.

Cotto a puntino. Un sorso di tè. Poi tagliò dei quadratini di pane, ne inzuppò uno nel sugo e se lo mise in bocca. Che cos'era quella storia studentello e d'una merenda? Spianò la lettera a lato del piatto, leggendola lentamente nel masticare, inzuppando un altro quadratino di pane nel sugo e portandoselo alla bocca.

(Bloom mangia lentamente un pezzo di rognone dopo l'altro mentre legge una lettera della figlia Milly)

Da J.Joyce: Ulisse

Oscar classici Mondatori, pagg.60-63.

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