venerdì 15 febbraio 2008

Appuntamento in Torteria

E’ difficile immaginare cosa può accadere davanti a una tazza di the al limone nella profumata atmosfera della Torteria di Via Baracca a Suzzara. Se poi a sorseggiare il the sono un gruppo di signore riunitesi per andare con la mente al bel tempo antico, sull’onda di profumi e aromi lontani, il gioco è fatto.

Qualcuno ha addirittura ventilato l’idea di mettere per iscritto quanto fosse emerso dall’incontro, di pubblicare il tutto in un libro (ed. Torteria) e devolvere il ricavato in beneficenza. Il titolo sul Corriere a caratteri cubitali era già nelle nostre menti: “Intraprendente gruppo di signore benefattrici …… ecc. ecc.”

Il caldo dell’ambiente, il buio incipiente oltre la vetrina, l’accenno a profumi che non si sentono più così spesso nella vita quotidiana, hanno indotto alcune di noi a narrare episodi del proprio passato legato spesso alle tradizioni, alle festività e naturalmente ai cibi ad esse correlati.

Chiara ha ricordato il profumo del brodo, sentito per caso passando davanti ad una finestra socchiusa. Per brodo noi intendiamo naturalmente quello di carne che in passato, come Chiara ha sottolineato, si faceva solo la domenica o se qualcuno in casa era ammalato.

Ma il brodo inevitabilmente scatena ricordi in tutte noi. Noemi ha ricordato il pranzo di una festa che si teneva in giugno nella casa dei suoi quando era piccola. Tale ricorrenza che vedeva molti parenti riunirsi per il pranzo di rito era preceduta da grandi preparativi culinari. Noemi ha ricordato tra le altre leccornie la torta taiadlina e naturalmente un brodo sostanzioso a base di cappone e altre carni genuine il cui profumo era già una mezza festa. E si sa che, se il brodo è buono, il secondo non è da meno.

Altre signore le cui fortunate origini contadine hanno lasciato loro il ricordo di riti legati alla stagionalità dei lavori della terra hanno parlato delle merende a base di cipolla e tonno o uova e dei minestroni e degli spezzatini offerti ai braccianti durante la mietitura e trebbiatura. Altre signore hanno ricordato la pigiatura dell’uva, le più giovani hanno ricordato le buffette fatte coi grappoli appena colti. Maria Luisa, leggendo direttamente da una rivista, ha citato odori perduti anche nelle città, come quello del salumaio, del panettiere o delle gomme di bicicletta. Quasi tutte hanno ricordato il profumo dei tortelli abbrustoliti la mattina di Natale o l’aroma delle bucce di mandarino scaldate sulla stufa a legna.

Alcune signore hanno parlato delle loro prime esperienze culinarie non sempre riuscite, ma legate alla vita di neospose e quindi grondanti amore e comprensione, nonostante strutto e peperoni non fossero al posto giusto.

In un batter d’occhio il tempo è passato e il gruppo si è sciolto dandosi appuntamento per il martedì successivo.

La famosa tazza di the ha fatto volare il tempo.

Arianna


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