venerdì 15 febbraio 2008

È stato il profumo del brodo ….e non era domenica.

Ricordare, raccontare attraverso i sapori.
Oggi è più difficile. Tutto, cibi e occasioni, sono sempre e continuamente disponibili.
Non c’è più il tempo della festa, non c’è più il tempo delle stagioni e i profumi rari del cibo consumato nel momento del rito si sono persi.
O, forse, non proprio persi. Sono diventati, per così dire, dimenticabili perché comunque, in una qualsiasi giornata di un tempo qualsiasi, si possono ripetere. No c’è più nulla di, appunto, “raro” perché è tutto costantemente imbandito.
Ci bado, ci rifletto ora: im-bandito, ovvero, non bandito, non messo al bando, non escluso o esiliato per una qualunque ragione, sia essa climatica, stagionale, rituale… Tornano le stesse parole. Condite in diverse salse, ma le stesse.
Ricordo: il profumo del brodo di carne si sentiva nella mia casa e, per strada, usciva dalle altre case: non ci si sbaglia, è domenica.
Oggi? Dalle case sigillate non esce più alcun odore e comunque non sarebbe lo stesso. Nelle cucine non domina più la tradizione ma …altro. Non si tratta di giudicare l’oggi o di rimpiangere il buon tempo antico. Più semplicemente trovare una buona scusa o, meglio, una scusa “buona” per ricordare e appoggiare sulla carta il pensiero.
Perché, si sa, il pensiero è un po’ come le nuvole: piano piano si forma, si fa guardare, si fa riconoscere e poi, pian piano, si sfilaccia, sfuma e …se ne va.
Per questo è importante fissarlo, fotografarlo, creare una distanza tra noi e lui, definire quella differenza che lo può far vivere, e restare vivo, anche senza di noi.
Chiara

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