Mia nonna Corinna era una donna d'altri tempi, quando cucinare significava assolvere ad una delle necessità primarie dell'uomo e soddisfare il bisogno di sopravvivere, quando la gente mangiava in silenzio con la testa nella scodella facendo molta attenzione a quello che metteva in bocca perché sapeva che la sua razione non sarebbe stata sufficiente a riequilibrare le fatiche del giorno, quando non c'erano giornali o televisioni accese, e a tavola neppure si parlava del quotidiano, sempre uguale.
Per
Mia nonna è morta cinque anni, cinque mesi e due giorni dopo che il primo uomo ha messo piede sulla Luna. Era nata quando ancora non c'era la luce, e non ci ha mai creduto. Eravamo tutti davanti alla televisione e io le avevo detto:-Vieni a vedere che vanno sulla Luna-. Lei ha scosso la testa e poi ha detto:-Me a vag a let-.
Io continuo a mangiare taglitelline asciutte cotte nel brodo e condite con burro e formaggio.
Alcuni anni fa, il mio orario scolastico prevedeva che al martedì andassi a scuola verso mezzogiorno e vi restassi fino alle cinque per cui mi organizzavo. Andavo a prendere due etti di tagliatelline alla pasta fresca, le cuocevo nell'acqua con mezzo dado e le condivo, poi aprivo una bottiglia di lambrusco fatto con uva ancellotta del terreno forte di Begozzo, e, prima di sedermi a tavola, mettevo su il disco del "Valzer triste" di Sibelius che a me ricordava cose solo mie. Il tempo della musica era giusto quello per finire il piatto e vuotare il bicchiere, poi andavo in palestra e i miei scolari sarebbero stati bene, almeno per quell'ora.
Qualcuno potrebbe dire che cappelletti e Beethoven è un'altra cosa, ma questa è una situazione per il pranzo di Natale quando c'è tutta la famiglia allargata e non è un martedì alle undici e mezza.
In ogni caso se qualcuno volesse cose diverse potrebbe provare con una zuppa di verdura e pastina alle quattro del pomeriggio ascoltando l'Orietta Berti. A ciascuno il suo.
Paolo
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