mercoledì 20 febbraio 2008

La torta paradiso

La ricordo entrare nel salone maternità dell'Ospedale dove avevo partorito, al braccio di mio marito, mia suocera solitamente austera, in quell'occasione dolce come il pacchetto che mi portava.

Il mio letto era alla fine della corsia e mentre lei avanzava, vedevo sì la nonna tenera ma anche una madre che riviveva la nascita dei suoi tanti figli, vedevo in lei il rinnovarsi di emozioni lontane, uguali alle mie.

Nel pacchetto confezionato con cura c'era una perfetta e profumata torta paradiso, preparata per me con tante uova fresche, burro e zucchero, secondo la tradizione, allo scopo di aiutarmi a superare le fatiche del primo parto, di favorire la montata lattea e di integrare i pasti ospedalieri famosi per non essere di alta cucina. Ma io in quel gesto ho sentito qualcosa di più. In fondo era solo una torta, eppure proprio nella concretezza e semplicità di azioni abituali si possono leggere sentimenti autentici.

Mi si dice spesso: "Sei brava in cucina", "Ti piace cucinare". Così sono etichettata. Forse sarebbe più corretto dire che non mi pesa sottrarre tempo ai miei interessi e, perché no, all'ozio per cucinare i piatti che piacciono alle persone che amo. E' questa un'eredità tramandatami da mia madre e da mia suocera, giunta anche a loro da tradizioni antiche e penso sia proprio per questa eredità che anch'io amo portare in tavola non solo armonia di ingredienti e sapori ma quel qualcosa di più che avevo sentito nella torta paradiso.

Deira

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