mercoledì 9 aprile 2008

C’è uovo e uovo

Penso che tutti i bambini siano attratti dalle novità, e quell’aggeggio cittadino che mia zia aveva tirato fuori era veramente curioso.
Si trattava di un oggetto che ricordava, nella forma se non nelle dimensioni e nel loro rapporto, il calice che usava il prete a messa.
Di alluminio, aveva una base d’appoggio circolare da cui si alzava un lungo cilindro cavo che, alla fine, si apriva in una coppa più ampia. All’interno era collocata un’asta sottile, sempre di alluminio, che poteva essere comodamente tenuta tra due dita grazie ad un anello, e portava, all’altra estremità, un cerchio tutto a fori, dello stesso diametro del cilindro.
La prima volta ho visto accadere qualcosa di veramente magico. Mia zia ha aperto un uovo e ha fatto colare l’albume in questo “calice”, tenendo da parte il tuorlo. Ha poi cominciato a muovere rapidamente, su e giù, l’asticella nel cilindro e io ho visto gonfiare e montare e tracimare, dal cilindro alla coppa una schiuma bianca che diventava sempre più densa, sempre più soda. Sbalordita, guardavo questa strana cosa, anche un po’ inquietante, che accadeva davanti ai miei occhi e quasi dimenticavo di portare alla bocca l’uovo sbattuto con lo zucchero che mi aveva preparato mia mamma e che guardavo con un vago senso di compatimento: misero ovino sbattuto, solito ovino sbattuto, senza sorpresa e senza gloria! Noi non avevamo quella cosa, noi non conoscevamo quella magia. Noi non eravamo “di città”.
Poi la zia ha rovesciato il tuorlo nella coppa, ha aggiunto un po’ di zucchero ed ha ripreso il su e giù, trasformando il bianco in un giallo pulcino. “Vuoi assaggiare?” Non aspettavo altro. Mi infilai in bocca un cucchiaino di quella straordinaria mistura, immaginando chissà quale magico sapore. Di fatto il sapore era incerto, la consistenza imprecisa per quell’andare in niente della massa che prima ti riempiva la bocca e poi ti si sgonfiava senza dare soddisfazione a lingua e palato. Troppo uovo, troppo crudo. “Ti piace?”. Un assenso entusiasta, uno sguardo convinto fatto, probabilmente di occhi sgranati a garanzia della sincerità, un commento “Buonissimo!”. E mi sono allontanata per gustare il mio, di uovo, solo tuorlo giallo e zucchero, che, come una caramella tenera e profumata si spalmava su lingua e palato. Lentamente, con tempi golosi, lo lasciavo sciogliere, costringendo il profumo a salire su per il naso, e con una soddisfazione tutta “di paese”.
Chiara

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