lunedì 7 aprile 2008

La tridura

Nel piatto la minestrina in brodo, le stelline e mia madre che cerca di convincermi : "Senti come ristora, scalda lo stomaco!" mentre io sento in bocca solo calde e scivolose cucchiaiate e nessun piacere per il palato e lo stomaco. Non sono d'accordo. E lei, che amava tanto quelle minestrine, trovò il modo di farmele accettare arricchendole con la " Tridura ".

Adulta, la pastina scomparve dalle mie abitudini alimentari, cacciata nell'angolo dei ricordi spiacevoli fino a quando, madre a mia volta, ho dovuto preparare le prime pappe ed allora la pastina è riapparsa in tutte le sue forme, più scivolosa e appiccicosa che mai. Fedele erede della tradizione materna in fatto di gusti, mia figlia, una volta imboccata, sparava fuori getti di pastina che si spiaccicavano ovunque incollandosi come vinavil e creando artistici decori di stelline, anellini, pallini un po' qua e un po' là sugli arredi della cucina.

La neo mamma, in crisi da pappa, dopo svariati quanto inutili tentativi, consigliata da parenti ed amici, le prova tutte: giochi, canzoncine, filastrocche, mimi, storielle, urla e minacce, ogni pappa un teatrino.

Ripensa alle sue minestrine dimenticate e, come ultima risorsa, ricorda la ricetta della "tridura" che a suo tempo l'aveva addomesticata:

amalgamare sbattendo uovo e parmigiano, versare a filo nel brodo bollente, continuando a frustare con energia per evitare la formazione di grumi e rendere il brodo cremoso.

FUNZIONA!!! - LA PAPPA E' ACCETTATA- LODE ALL'UOVO

Ripensandoci si rincorrono a catena tanti ricordi di uova, anche di pulcini, di galline, di pollai. Proprio nella piazzetta antistante la Torteria, si teneva il mercato dei polli, con tante gabbie da cui si estraevano gli animali scelti che venivano comperati vivi, legati per le zampe e portati via appesi a testa in giù. Fortunate le famiglie che avevano uno spazio anche minimo nel cortile per recintare un pollaio. I pulcini venivano tenuti sotto una specie di larga cesta rotonda, di metallo a maglie larghe, senza fondo, appoggiata a terra chiamata "al corac" una specie di baby parking dal quale i pulcini venivano liberati solo quando ritenuti autosufficienti.

In primavera, la stagione del risveglio, la più prolifica per le galline, le uova erano abbondanti, era il momento buono per approfittare della generosa produzione che garantiva le più svariate preparazioni con poca spesa

Uovo sbattuto con lo zucchero per colazione o merenda
Uovo per la preparazione del VOV casalingo
Uovo con la farina per la quotidiana sfoglia
Uovo per le profumatissime frittate
Uovo sodo in insalata, alla coque o
" cambrà ", al tegamino intero o strapazzato
Uovo nelle torte, nelle creme e nello zabaione
Uovo crudo dato ai bambini, rigorosamente fresco da essere ancora cado di gallina, bucato alle
estremità con un ago per poterne aspirare il contenuto direttamente con la bocca
Uovo per il ricostituente "Fai da te" ottenuto facendolo sciogliere, guscio compreso, che è "tutto calcio" con un procedimento che comprendeva il succo di limone come solvente e non ricordo più cos'altro
Uovo nella Tridura, appunto

LODE ALL' UOVO

Deira

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