venerdì 4 aprile 2008

La sbrisolona della nonna Frosia


Era proprio bella la nonna Frosia, piccola e minuta, capelli candidi ondulati e morbidamente raccolti nella tradizionale crocchia delle nostre contadine, viso da miniatura, guance rosate che risaltavano sulla carnagione liscia e chiara. Sempre ordinata e vestita di nero con l'immancabile grembiule scuro con le tasche, sostituito da quello bianco solo per cucinare e fare la sfoglia. Aveva modi garbati, l'espressione tendente ad un naturale sorriso che trasmetteva serenità.

Il suo aspetto dolce e i suoi modi tranquilli nascondevano però qualità da vera "reggitore" della casa dotata di indiscussa autorevolezza, senza mai alzare la voce, per ogni lavoro esigeva serietà e impegno.

Nonostante i suoi novant'anni era informata, arguta e una vera miniera di consigli e insegnamenti. Per me che non avevo conosciuto nonni era una vicina piacevole e preziosa. Ci si parlava attraverso la siepe che divideva le nostre case. Dietro la sua c'era un bel terreno con la vite, il fico, l'albicocco, le fragole, terreno che per la maggior parte era coltivato a orto da Gino, il figlio della Frosia. Dire orto significa sminuire quell'area frazionata geometricamente a formare un reticolo di "prese" perfette coltivate a verdure che seguivano una ciclica rotazione secondo le stagioni, l'impoverimento della terra, la concimazione, il riposo, il tutto sapientemente diretto e supervisionato dalla nonna Frosia che mentre dispensava ordini su come coltivare sapeva trasmettere amore per la terra e rispetto per i suoi prodotti. Ricordo che quando chiedevo qualche rametto di rosmarino per l'arrosto, era lei che mi accompagnava e mi indicava quali staccare per non compromettere lo sviluppo dei rami e per dare al cespuglio una forma proporzionata. Ogni anno quando l'aglio novello aveva raggiunto il giusto grado di essiccamento, sapeva sceglierlo per intrecciarlo alla perfezione, coi bulbi tutti uguali e allineati, frutto di abilità e gusto estetico. Una treccia era sempre per me, io l'appendevo in cucina e ritardavo il più possibile il momento di intaccarla, era la profanazione di un'opera d'arte.

La nonna non c'è più seduta sulla sua sedia bassa intenta ai lavori di maglia e uncinetto nei quali era maestra, non ci si parla attraverso la siepe, non c'è l'orto, la frutta, l'aglio, ma la ricetta della sua "torta sbrisolona" è entrata con tutti gli onori nella mia cucina ed è sempre un successo.

RICETTA

INGREDIENTI

farina bianca

hg.3

farina gialla

hg.3

zucchero

hg.3

mandorle

hg.3

strutto

hg. 1

burro

hg. l

tuorli

n.3

vaniglie

pizzico di sale

n.2

scorza di un limone grattugiata

una spruzzata di liquore

PREPARAZIONE

Sbattere tuorli e zucchero, aggiungere le farine mescolate con sale, vaniglie, scorza di limone, unire burro e strutto fusi e per ultime le mandorle senza buccia tritate. Imburrare una teglia, sbriciolarvi dentro l'impasto con le dita, tenere uno strato basso, cuocere in forno a temperatura 150/160° fino a quando risulta dorata.

Sfornare e spruzzarla di liquore ( strega, sassolino, whisky....) che sfrigoli sulla torta calda. Appena sfornata appare morbida, fredda e riposata diventa friabile.

Deira

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