lunedì 7 aprile 2008

L'uovo sbattuto

Coi loro bianchi fiori ricamati, i vetri delle finestre annunciavano che si era nel cuore dell’inverno.

Il mattino ancora buio e il freddo della cucina ci accoglievano ancora addormentate. Ben presto la “Marocchi” iniziava a scoppiettare lasciando intravedere lampi di fuoco tra i cerchi.

“Lavat i och!” Si raccomandava la nonna allungandomi il catino con l’acqua appena intiepidita, mentre già mi vestivo tra la stufa e la finestra, incantata davanti a quei ghirigori di ghiaccio così perfetti.

Seduta lì, guardavo e aspettavo come sospesa.

Dopo il “tac” deciso del guscio subito rotto, la forchetta, velocissima sbattacchia il tuorlo che, con l’aggiunta di un cucchiaio di zucchero si trasforma in una mousse densa e granulosa.

A quel punto la nonna apre la credenza dai vetri liberty, estrae la bottiglia del marsala Florio e ne versa un poco, mescolando piano.

Il primo assaggio è dal cucchiaio gocciolante che io ripulisco voluttuosamente per poi immergermi, cuore e sensi, in quel piacere mai più dimenticato.

“A t’avdirè, nanu, che cun calchè a ta ta scaldi”(1).

E’ soddisfatta la nonna e quasi complice mentre con l’indice ripassa le pareti della tazza perché niente vada sprecato.

Per tutti i miei inverni di bambina quella dell’uovo sbattuto con lo zucchero e marsala fu la mia prima colazione.

A volte mi pare ancora di sentire il calore delle guance dopo i primi bocconi, il dolce delle labbra inzuccherate e un presagio di neve negli occhi mentre mi incammino verso la scuola con quei passi saltellanti che portano i bambini molto vicino al cielo.

(1) “Vedrai tesoro che con questo ti scaldi”.

Bruna

Nessun commento: