giovedì 3 aprile 2008

Un altro budino

Porto in tavola le ciotole col budino della domenica. Sono un po' timorosa e quasi mi vergogno del mio prodotto. Stupore! Mio marito solitamente avaro di complimenti o quanto meno restio agli apprezzamenti anche davanti a un piatto ben riuscito, mi sorprende.

- E' il budino migliore che tu abbia mai fatto, con un aroma, una consistenza e una cremosità che non ti erano mai riuscite. BRAVA! - Sono incredula e confusa, questo commento scalza tutte le mie certezze. La memoria ripercorre i budini della mia storia.

Ricordo quello di mia madre, personalizzato dal suo speciale aroma di "STRIN", quel caratteristico sapore di bruciaticcio che si può gustare quando il fondo del pentolino di alluminio risulta completamente nero e incrostato. Ma quello era il budino di casa mia, della mia infanzia, di mia madre che con sorridente ironia elogiava l'immancabile STRIN come fosse un pregio unico dovuto alla sua ineguagliabile competenza.

Fino a quella domenica, i miei tanti budini senza infamia e senza lode, erano quelli della nostra tradizione padana, alla quale attingo sempre con orgoglio e passione, preparati con gli ingredienti classici sapientemente dosati. Latte, cacao, farina, zucchero, scorza di limone, ben "stemperati" diceva mia madre, ossia senza grumi, pazientemente mescolati col cucchiaio di legno, mentre cuocevano alla giusta temperatura. Talvolta mi sono dilettata di aggiungere qualche variante: una noce di burro, una base di savoiardi o una copertura di amaretti sbriciolati imbevuti nel marsala con accompagnamento di panna,o zabaione con scaglie di cioccolato.

Tuttavia, le lodi inattese che mi hanno disorientata, sono andate a quel budino della domenica, fatto in fretta col preparato San Martino.

Deira

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