Fazzoletto nero stretto sulla fronte, legato dietro la nuca per dar sollievo al perenne mal di testa, occhi semichiusi del miope che deve mettere a fuoco, senza età, rassegnata e mite era Maria la lavandaia. Non ricordo se avesse sei o otto figli, non tutti suoi, il marito vedovo gliene aveva portato alcuni in dote. L'intera famiglia occupava due stanze al secondo piano di un caseggiato popolare, microcosmo che rispecchiava la realtà sociale del primo dopoguerra. Tanti figli, povertà dignitosa e la presenza di una campionatura dei lavori più vari: dall'operaio all'impiegato, al bracciante, al calzolaio, al meccanico di biciclette, allo stradino, alla prostituta e per finire a qualche disoccupato. Dirimpettaia di quello che allora poteva definirsi condominio, io, lì ho giocato, sono cresciuta, ho partecipato alle vicende di tutti i suoi occupanti in un clima di comunione e di condivisione di eventi belli o brutti: si remava insieme nella stessa barca. Mia madre, la bottegaia di alimentari vendeva ogni giorno alla Maria un po' di lardo pestato e mezzo etto di conserva, condimenti per la pasta quotidiana di tutti i suoi figli. Se ne dispiaceva mia madre, ma anche per lei, vedova con due figlie da crescere, era duro tirare la carretta: vendendo a credito erano più le preoccupazioni che i soldi. Si dispiaceva soprattutto per Roberto, il figlio della Maria più debole e bisognoso di cure. Pallido e magrolino, d'inverno aveva sempre la tosse e il moccio perenne al naso. - Quel bambino ha bisogno di mangiare meglio - sentenziava mia madre e Roberto divenne il nostro ospite fisso della domenica, quando anche in casa mia il pasto era più completo.
La testa chine sul piatto, lui gustava le tagliatelle, risucchiando sonoramente il brodo dal cucchiaio mentre le guance gli si coloravano; a seguire carne, verdura, pane e per finire la mela e il budino. Per abitudine già parlava poco e, troppo occupato a mangiare, rispondeva a monosillabi. "Cosa vuoi fare da grande?" Senza sollevare la testa riccioluta dal piatto "Il dottore".
A ben pensarci in quella risposta c'era la soluzione inconscia ai suoi problemi. Alla figura del dottore si collega da sempre il binomio salute + soldi.
Fu nostro ospite ogni domenica fino a quando con la sua famiglia si trasferì a Novara.
Ho saputo poi che il figlio di Roberto è dottore.
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